La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu

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La crisi climatica, la guerra tra Russia e Ucraina e, più di recente, l’instabilità in Medio Oriente hanno costretto l’Europa a ripensare il proprio modello di approvvigionamento energetico. Da un lato per renderlo più sostenibile, dall’altro per emanciparsi dalla dipendenza dalle importazioni da paesi terzi.

In questo contesto l’Unione europea ha messo in campo diverse iniziative, tra cui il piano RepowerEu. Questo programma, insieme ad altri strumenti, ha contribuito ad affrontare la crisi energetica nell’immediato riducendo o azzerando gli approvvigionamenti dalla Russia. Nelle intenzioni delle istituzioni europee tuttavia questo piano dovrebbe anche contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali dell’Unione nel medio termine. In particolare per quanto riguarda l’agenda 2030.

52 mld € il valore dei programmi RepowerEu di tutti gli stati europei.

Inserito all’interno dei piani nazionali di ripresa e resilienza, anche questo capitolo dedicato al settore energetico prevede la propria conclusione entro la fine di quest’anno. Tuttavia molti progetti sono ancora in corso e la maggior parte delle scadenze previste devono ancora essere completate. Per questo motivo non è possibile formulare una valutazione definitiva e compiuta del suo impatto complessivo.

L’obiettivo di questo articolo è capire che cosa è stato finanziato attraverso il RepowerEu, a che punto sono i diversi paesi nell’attuazione delle misure previste e se gli obiettivi che l’Unione si è data sono stati raggiunti.

Cos’è il RepowerEu

Tra le iniziative messe in campo dall’Ue a fronte della guerra tra Russia e Ucraina c’è anche il RepowerEu. Entrato definitivamente in vigore con la pubblicazione del regolamento Ue 2023/435, uno degli obiettivi principali di questo piano era proprio quello di ridurre il più possibile la dipendenza dell’Ue dalla Russia, accelerando al contempo la transizione verso un sistema energetico basato su fonti pulite e rinnovabili.

Il RepowerEu ha previsto nell’immediato acquisti congiunti di gas e nuovi partenariati con fornitori ritenuti più affidabili. Nel medio termine, il piano punta invece alla decarbonizzazione industriale e alla definizione di un quadro normativo per l’utilizzo dell’idrogeno.

Per accedere ai fondi, ogni stato membro ha dovuto inserire un nuovo capitolo all’interno del proprio Pnrr. Vai a “Che cos’è il RepowerEu”

Le aree di intervento si concentravano su:

  • potenziamento delle infrastrutture e degli impianti energetici;
  • diversificazione delle fonti di approvvigionamento;
  • riduzione della domanda di energia;
  • miglioramento dell’efficienza energetica (soprattutto in edilizia);
  • decarbonizzazione dell’industria;
  • aumento della produzione di energie rinnovabili;
  • biometano sostenibile;
  • idrogeno.

Un aspetto rilevante del piano è il suo carattere transnazionale. Almeno il 30% degli interventi finanziati infatti doveva generare benefici anche per altri paesi dell’Ue.

Non esiste un dataset unico che fornisca una ripartizione precisa del valore complessivo dei capitoli RepowerEu tra i vari paesi, dal momento che ciascuno può essere composto anche da fondi nazionali o europei riallocati. Tuttavia, grazie alle informazioni contenute nel report “RepowerEu – 4 years on“, è possibile fare alcune stime. L’ammontare complessivo considerando tutti gli stati europei supera i 52 miliardi di euro. La parte più consistente è assorbita dalla Polonia, il cui capitolo vale da solo circa 20,6 miliardi di euro. Seguono Italia (7,2 miliardi), Spagna (6,9 miliardi) e Francia (2,8 miliardi).

Ogni capitolo RepowerEu, inoltre, doveva dedicare separatamente almeno il 37% degli investimenti totali agli obiettivi climatici. Per questo gli stati hanno dovuto specificare e giustificare in che percentuale ciascuna misura vi contribuisse, scegliendo tra 9 possibili aree di intervento (policy). A livello europeo, l’ambito più coinvolto dagli investimenti è quello dell’energia rinnovabile e delle reti (53,5%), seguito da efficientamento energetico (29,8%) e mobilità sostenibile (8,6%).

È interessante notare che la maggior parte degli stati europei ha concentrato il proprio capitolo su un numero limitato di ambiti. In 18 stati infatti le policy interessate sono al massimo 3. Tra i paesi con il capitolo più consistente si nota la scelta in controtendenza dell’Italia, i cui investimenti interessano ben 6 diversi ambiti. Solo la Croazia ha un programma più diversificato.

Per quanto riguarda il nostro paese nello specifico, il capitolo RepowerEu vale 7,21 miliardi di euro e comprende 5 riforme e 15 investimenti. Questi sono pensati per rafforzare le reti di distribuzione e trasmissione elettrica, migliorare la sicurezza energetica, accelerare la produzione di rinnovabili, semplificare le procedure autorizzative, ridurre la domanda energetica e aumentare l’efficienza. Il capitolo sostiene inoltre lo sviluppo di competenze verdi e il trasporto sostenibile.

Grazie ai dati pubblicati sul portate Italia domani (aggiornati al 26 febbraio 2026) è possibile farsi un’idea di cos’ha finanziato il Repower italiano e di quale sia lo stato di avanzamento. Complessivamente i progetti in Italia sono 7.940 e valgono circa 4,8 miliardi di euro. La discrepanza rispetto all’importo totale è probabilmente da attribuire al fatto che una parte delle risorse è stata utilizzata per potenziare altre misure già presenti nel Pnrr. Nello specifico:

Tra i progetti economicamente più rilevanti figura lo sviluppo di un sistema di collegamento per la trasmissione di energia elettrica tra il continente e le due isole maggiori, che cuba circa 508 milioni di euro. Altra opera che spicca è la realizzazione di un tratto della rete nazionale dei gasdotti tra Emilia-Romagna e Toscana (427 milioni di cui 280 finanziati dal RepowerEu). Da citare infine l’acquisto di 12 elettrotreni intercity per un valore complessivo di circa 225 milioni di euro.

Vedi
tutti i progetti finanziati da RepowerEu e Pnrr in Italia
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Sulla base dei dati disponibili, possiamo osservare che dei circa 8mila progetti italiani finanziati dal Repower, quasi tutti (7.646) si sono conclusi. Tuttavia questi assorbono il 40% delle risorse assegnate (circa 1,4 miliardi di euro), mentre i progetti ancora in corso valgono 3,4 miliardi di euro, pur trattandosi di “soli” 294 interventi.

18,2% la quota dei pagamenti già effettuati per i progetti finanziati dal RepowerEu italiano e non ancora conclusi (febbraio 2026).

A che punto sono le scadenze del RepowerEu

Sebbene il capitolo RepowerEu sia stato introdotto solo a partire dalla fine del 2022, condivide con il resto dei piani nazionali di ripresa e resilienza la stessa scadenza finale. Il cronoprogramma per il completamento di milestone e target si è infatti esaurito anche in questo caso lo scorso 30 giugno, con l’ultima richiesta di pagamento che dovrà essere inviata alle istituzioni europee non oltre il 31 agosto. Per questo motivo è particolarmente importante valutare il livello di completamento raggiunto dai diversi piani nazionali.

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A livello europeo, i capitoli RepowerEu risultano generalmente più indietro rispetto ai Pnrr nella loro totalità, in termini di completamento. Ciò non sorprende considerando che sono partiti circa due anni dopo. Le misure complessive previste sono 535, di cui 251 investimenti e 184 riforme. Alla data del 23 giugno risultava rendicontato appena il 37% delle scadenze. Ben 22 punti percentuali in meno rispetto al livello medio di completamento dei Pnrr (59%).

Guardando ai singoli stati, i più avanti nell’attuazione del proprio RepowerEu sono i Paesi Bassi, con l’80% delle scadenze già completate. Seguono Cechia (73%) e Austria (70%). L’Italia si colloca al sesto posto, con il 59% delle scadenze completate.

Le strategie dell’Ue contro la crisi energetica

Non solo i singoli stati ma anche le istituzioni Ue si sono mosse in ambito energetico. Il lavoro si è concentrato su tre direttrici principali: l’aggregazione della domanda per ottenere condizioni più vantaggiose, la diversificazione delle forniture e la produzione di energia pulita.

Sul primo fronte, l’Ue ha adottato già nel 2022 un regolamento sulla riduzione della domanda di gas. In questo senso, si prevedeva un obiettivo volontario di riduzione pari al 15% rispetto alla media dei consumi nel periodo 2017-2021. Anche dopo la scadenza di questa misura emergenziale i consumi, secondo la Commissione europea, hanno continuato a scendere. Tra agosto 2022 e gennaio 2026 la domanda di gas dell’Unione si è ridotta di circa il 19% rispetto al periodo di riferimento pre-crisi.

La strategia Ue per l’energia si è basata su: aggregazione della domanda, diversificazione delle fonti e rinnovabili.

Sul fronte della diversificazione, la Commissione ha istituito nel dicembre 2022 la Piattaforma energetica dell’Ue per favorire gli acquisti congiunti di gas. A questa si è poi affiancato il meccanismo AggregateEu, attivo dall’aprile 2023 al marzo 2025, che ha permesso di aggregare la domanda delle imprese europee e abbinarla a quasi 100 miliardi di metri cubi di offerta internazionale. Dal 2025 entrambi questi strumenti sono confluiti nella più ampia Piattaforma Ue per l’energia e le materie prime.

Sul fronte della produzione di energia pulita, l’Ue ha rafforzato nel 2023 la direttiva sulle energie rinnovabili. Con tale revisione è stato innalzato l’obiettivo vincolante al 2030 al 42,5% (con l’ambizione di arrivare al 45%). La transizione è stata inoltre accompagnata con strumenti come il Piano industriale del Green deal e il Clean industrial deal.

Le ultime novità

Nell’aprile 2026, in un contesto reso più incerto dalle tensioni in Medio Oriente, la Commissione ha introdotto un nuovo pacchetto di misure. Si tratta di AccelerateEu volto a rafforzare ulteriormente il coordinamento tra i paesi membri e continuare a ridurre la dipendenza da petrolio e gas.

Nel corso degli ultimi mesi l’Unione europea ha compiuto passi importanti sul fronte dell’eliminazione delle importazioni dalla Russia. Il percorso è iniziato il 6 maggio 2025, quando la Commissione ha presentato la tabella di marcia per porre fine alla dipendenza dell’Ue dall’energia russa. Il regolamento è poi entrato definitivamente in vigore il 3 febbraio scorso.

Il 9 febbraio la Commissione ha inoltre adottato una decisione di esecuzione con l’elenco dei paesi terzi esentati dall’autorizzazione preventiva per le importazioni di gas. Mentre il 18 marzo sono stati aggiornati gli orientamenti sull’attuazione del regolamento sul gas.

L’Ue ha vietato l’importazione di gas dalla Russia.

Quest’ultimo atto introduce un divieto graduale, ma permanente, delle importazioni di gas naturale russo, sia via gasdotto sia sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl). Le importazioni saranno soggette ad autorizzazione preventiva da parte delle autorità competenti, salvo eccezioni per i paesi extra-Ue esentati.

Durante il periodo di transizione, gli importatori di gas russo dovranno limitare i volumi a quelli previsti da contratti preesistenti. Mentre chi importa gas non russo dovrà dichiarare il paese di produzione. L’obiettivo è eliminare del tutto le importazioni di Gnl dalla Russia entro la fine del 2026 e quelle di gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027. Entro l’1 marzo scorso poi gli stati membri erano tenuti a presentare piani nazionali di diversificazione delle forniture di gas e petrolio. Piani che la Commissione sta valutando.

Un percorso analogo, seppur meno vincolante, riguarda proprio il petrolio. La Commissione si è infatti impegnata a promuovere ulteriormente l’eliminazione graduale delle importazioni russe attraverso una dichiarazione in sostegno agli sforzi di div

Recapiti
Luca Dal Poggetto