La guerra in Medio Oriente frena l’economia dell’Eurozona e spinge l’inflazione FMI - Format Research

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Peggiorano le prospettive dell’area euro

La guerra in Medio Oriente ha indebolito le prospettive dell’area euro: la crescita, pari all’1,4% nel 2025, dovrebbe rallentare allo 0,9% nel 2026 e attestarsi all’1,2% nel 2027. L’inflazione complessiva, invece, dovrebbe salire dal 2,1% del 2025 al 2,9% nel 2026, per poi scendere al 2,3% nel 2027.

I rischi sono orientati verso una crescita più debole e un’inflazione più elevata. La principale fonte di incertezza riguarda l’entità delle perturbazioni sui mercati energetici provocate dalla guerra in Medio Oriente.

La politica monetaria dovrebbe puntare a mantenere saldamente ancorate le aspettative di inflazione, mentre la politica fiscale dovrebbe attenuare gli effetti negativi della guerra sull’attività economica, mantenendo al tempo stesso un orientamento prudente. Il consolidamento strutturale dei conti pubblici resta una priorità, soprattutto nei Paesi con un debito elevato. Le riforme dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento della sicurezza energetica, sull’approfondimento del mercato unico e sul sostegno alla crescita di medio periodo.

Il FMI conclude la consultazione sulle politiche comuni dell’area euro

Washington, DC – Il 13 luglio 2026 il Consiglio esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) ha concluso le discussioni del 2026 con gli Stati membri sulle politiche comuni dell’area euro. Le autorità hanno acconsentito alla pubblicazione dello Staff Report predisposto nell’ambito della consultazione.

Dopo una fase caratterizzata da una crescita in linea con il potenziale e da un’inflazione in corrispondenza dell’obiettivo, le prospettive dell’area euro si sono indebolite. Gli effetti della guerra in Medio Oriente comprendono un deterioramento della fiducia, condizioni finanziarie più restrittive e maggiori pressioni inflazionistiche.

La crescita è prevista allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, rispettivamente 0,5 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime formulate prima della guerra. L’inflazione complessiva è invece prevista al 2,9% nel 2026 e al 2,3% nel 2027.

I rischi: energia, Ucraina, commercio e stabilità finanziaria

I rischi restano orientati verso una crescita più debole e un’inflazione più elevata. Un ripristino più lento dell’offerta globale di energia frenerebbe ulteriormente la crescita e alimenterebbe l’inflazione, mentre un calo della fiducia o tensioni finanziarie potrebbero indebolire la domanda.

Un’ulteriore intensificazione della guerra in Ucraina, così come nuove perturbazioni e incertezze legate ai dazi e alle politiche commerciali, potrebbero pesare sull’attività economica in misura maggiore o più a lungo del previsto.

Anche i rischi per la stabilità finanziaria sono aumentati con il peggioramento delle prospettive e potrebbero crescere ulteriormente qualora una brusca fase globale di avversione al rischio amplificasse gli effetti negativi sulla ricchezza, oppure emergessero tensioni nei bilanci delle istituzioni finanziarie non bancarie fortemente indebitate (NBFI), con possibili ripercussioni sulle banche e sui principali mercati di finanziamento.

Serve una risposta calibrata di politica economica

È necessaria una risposta di politica economica attentamente calibrata per gestire le conseguenze macroeconomiche dello shock in corso e, contemporaneamente, portare avanti le riforme strutturali necessarie a rafforzare la crescita e la resilienza nel medio periodo.

La priorità immediata è mantenere ancorate le aspettative di inflazione e attenuare l’impatto dello shock utilizzando gli spazi fiscali disponibili. Questi interventi dovrebbero rimanere coerenti con l’agenda strutturale di lungo periodo volta a rafforzare la sicurezza energetica dell’Europa, la resilienza economica e la crescita potenziale.

Le valutazioni del Consiglio esecutivo

I direttori esecutivi hanno osservato che, sebbene l’area euro sia entrata nel 2026 da una posizione di forza, le interruzioni dell’approvvigionamento energetico legate alla guerra in Medio Oriente hanno peggiorato le prospettive, alimentando l’inflazione e frenando la crescita. Diversi direttori hanno inoltre ribadito il perdurante impatto della guerra della Russia in Ucraina.

È stato raccomandato un mix prudente di politiche, adattabile all’evoluzione della situazione, capace di conciliare la stabilità macroeconomica e la sostenibilità fiscale nella gestione dello shock, portando al contempo avanti le riforme necessarie a rafforzare resilienza, produttività e crescita nel medio periodo.

Politica monetaria: mantenere ancorate le aspettative di inflazione

I direttori hanno sostenuto una politica monetaria dipendente dai dati e accompagnata da una comunicazione chiara, concentrata sul mantenimento della stabilità dei prezzi e di aspettative di inflazione ben ancorate, calibrando gli interventi in funzione dell’evoluzione delle prospettive inflazionistiche.

È emerso un ampio consenso sul fatto che, in un contesto di elevata incertezza, una comunicazione della politica monetaria supportata dal continuo ricorso all’analisi di scenario possa contribuire a orientare le aspettative.

Politica fiscale: sostegni temporanei e mirati

Secondo i direttori, la risposta fiscale allo shock attuale dovrebbe fare affidamento sugli stabilizzatori automatici. Eventuali misure discrezionali di sostegno dovrebbero essere temporanee, mirate e concepite in modo da preservare i segnali di prezzo.

È stata inoltre sottolineata la necessità di piani credibili di medio periodo per salvaguardare la sostenibilità dei conti pubblici, basati sulla definizione delle priorità di spesa, sul miglioramento dell’efficienza, sulle riforme strutturali e su un’efficace attuazione del quadro di governance fiscale dell’Unione europea.

Mercato unico, mobilità del lavoro e intelligenza artificiale

I direttori hanno concordato sul fatto che l’approfondimento del mercato unico rappresenti lo strumento più efficace per rafforzare la crescita e la resilienza europea.

Sono stati accolti favorevolmente gli sforzi per ridurre le barriere transfrontaliere, compresa la proposta di un “28° regime” volontario, e sono state sollecitate misure per migliorare la mobilità del lavoro, favorire un’efficace integrazione dei migranti e accrescere la capacità dell’Europa di adottare e utilizzare l’intelligenza artificiale.

Sicurezza energetica e transizione

Il raggiungimento di una maggiore sicurezza energetica richiede ulteriori progressi nell’integrazione dei mercati dell’energia e nell’avanzamento della transizione energetica.

I direttori hanno inoltre sottolineato la necessità di proseguire nella costruzione dell’Unione del risparmio e degli investimenti e hanno ampiamente concordato sul fatto che l’euro digitale potrebbe aumentare l’efficienza dei pagamenti e approfondire l’integrazione finanziaria.

Un rafforzamento del bilancio dell’Unione europea e del relativo sistema di finanziamento contribuirebbe inoltre a sostenere le priorità comuni e ad accrescere la resilienza dell’Europa.

Commercio internazionale e diversificazione delle forniture

I direttori hanno accolto con favore il proseguimento degli sforzi dell’UE per diversificare gli scambi commerciali e il suo sostegno a un sistema commerciale aperto e basato su regole condivise.

Le politiche volte a ridurre le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento esterne dovrebbero essere mirate, in modo da limitare le distorsioni economiche, i costi fiscali e gli effetti negativi sugli altri Paesi, rafforzando al tempo stesso la resilienza nel lungo periodo.

Banche, finanza non bancaria e nuovi rischi finanziari

Pur riconoscendo la resilienza del sistema bancario, i direttori hanno chiesto di continuare a monitorare attentamente le vulnerabilità derivanti dalle elevate valutazioni degli asset e dalla crescente attività delle istituzioni finanziarie non bancarie.

È stata sostenuta l’attuazione delle raccomandazioni del Financial Sector Assessment Program (FSAP), in particolare per rafforzare gli stress test a livello di sistema, la raccolta e la condivisione dei dati, la capacità di vigilanza e il quadro per la prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo (AML/CFT).

I direttori hanno sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la rete di sicurezza finanziaria attraverso meccanismi di risoluzione più solidi e il completamento dell’Unione bancaria. La semplificazione normativa non dovrà tuttavia indebolire gli standard prudenziali e l’attuazione di Basilea III dovrà avvenire in modo completo e tempestivo.

Infine, è stato evidenziato che le stablecoin richiedono un monitoraggio costante, insieme a una solida cooperazione transfrontaliera in materia di vigilanza e regolamentazione.

(Foto da Pixabay)
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