Quattro scenari di Rosé

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Dal mare alla montagna, dal lago alla campagna: i rosati come chiave di lettura dei territori.

Il rosé non è mai soltanto un vino. Per il Rosé Day 2026, Pellegrini S.p.A. ha costruito una selezione che rinuncia alla logica del catalogo per abbracciare quella del racconto. Ogni vino diventa la declinazione di un luogo: la luce del Mediterraneo, la verticalità affilata della montagna, l'equilibrio sospeso dei laghi, la radicalità silenziosa della campagna.

Quattro scenari, quattro letture sensoriali, un'unica premessa: il rosé come specchio del paesaggio che lo ha generato.

Mare

Dove il vino accoglie la salinità dall’aria e la leggerezza dalla luce.

Provenza e Salento condividono qualcosa di difficile da tradurre in parametri tecnici: una certa qualità della luce, la presenza del sale nell’aria, una maturazione dell’uva sotto pressione solare diretta, che imprime nei vini un carattere immediato, senza zone d’ombre.

Dalla Provenza al Salento, i rosati che nascono in questi contesti marini non inseguono una complessità nascosta, la esprimono in superficie, con una franchezza che diventa eleganza.

Provenza

Otto vitigni per un solo vino

Château la Tour de l’Evêque - Pétale de Rose

Una scommessa di equilibrio costruisce il rosé più iconico di Château La Tour de l’Evêque: Cinsault, Grenache, Syrah e altre varietà provenzali in un equilibrio che varia leggermente ogni anno senza mai perdere la propria identità. La pressatura soffice con pressa idraulica tipo Champenois è un dettaglio tecnico che racconta molto.

Al naso si apre con delicatezza, senza forzature, come chi sa di avere tutto il tempo. Al palato la tessitura è setosa, quasi inaspettata e persistente. Profondità e ritmo, la Provenza in ogni sua sfumatura. Un vino che unisce l’immediatezza del rosé alla profondità gustativa di una struttura più complessa.

Puglia

Il Salento non ha bisogno di essere spiegato, ma ascoltato

Morella - Mezzarosa

Il Mezzarosa di Morella è uno di quei vini capaci di farlo con una semplicità che non è mai banalità. Negroamaro e Primitivo, i due vitigni-simbolo di questa terra, si incontrano in una macerazione pre-fermentativa di circa sei ore, abbastanza per estrarre colore, fragranza e quella struttura gustativa che distingue i rosati del Sud.

La fermentazione in cemento preserva la mineralità del suolo. Al palato il vino ha chiude su una sapidità quasi marina, che invita al sorso successivo.

Montagna

Dove l’altitudine diventa acidità e il freddo diventa precisione

In quota il rosé cambia natura. Lascia la morbidezza mediterranea e guadagna tensione. L’escursione termica lavora come un cesello sugli aromi, restituendo profili netti e definiti, dove ogni nota ha un bordo preciso e riconoscibile. È un vino più esigente e più duraturo, che chiede attenzione e la ripaga con precisione.

Val Venosta e Etna sono contesti lontanissimi per geografia e geologia, ma condividono questa stessa capacità di tradurre la particolarità del territorio in qualità del vino.

Trentino Alto Adige

Un Pinot Nero in rosé, specchio del rigore della Val Venosta

Falkenstein - Blauburgunder Rosé

Val Venosta è viticoltura eroica nel senso più letterale del termine: vigneti ripidi, terrazzamenti, condizioni climatiche difficili da governare. Da questo contesto Falkenstein ricava un Pinot Nero vinificato in rosé con un’austerità di metodo che riflette quella del territorio. 50% pigiatura, 50% spremitura, fermentazione in acciaio per quattro mesi e un affinamento breve per non coprire ciò che la vigna ha già espresso.

Il risultato è un vino di rara precisione aromatica: ciliegia, piccoli frutti di bosco e poi quella mineralità alpina che non si può simulare. Acido, verticale con un finale lungo e rinfrescante.

Sicilia

Un rosato che nasce dal vulcano e si rivela strato dopo strato

Graci - Etna Rosato DOC

L’Etna è un caso a sé nella cartografia del vino italiano. Non è montagna nel senso alpino del termine, ma condivide con le vette la capacità di imprimere nei vini una tensione minerale che va oltre il terroir. È materia vulcanica che si traduce in energia.

Graci lavora sul versante nord, a 600 metri, con una vinificazione in cemento senza macerazione che lascia al vitigno tutta la sua fragranza.

Ciò che si ricava è un rosato che sorprende: profondità al naso e una progressione gustativa che rivela, strato dopo strato, una complessità inaspettata.

Lago

Dove l’acqua riflette il cielo e il vino trova equilibrio

Il lago è uno scenario di mediazione. Tra la pianura e la montagna, i vini lacustri trovano spesso un equilibrio fine, né troppo tesi né troppo morbidi, costruiti su una naturale vocazione gastronomica che li rende compagni ideali della tavola.

Il Garda e l’Iseo declinano questo equilibrio in due modi distinti: uno più floreale e immediato, l’altro più complesso e meditativo, ma accomunati dalla stessa vocazione alla misura.

Lombardia

Tra morene e lago, un Chiaretto di precisione aromatica

Famiglia Olivini - Unaluna Chiaretto

Nel cuore del Lugana, tra Lago di Garda e colline moreniche, Famiglia Olivini interpreta il territorio con misura e coerenza. Unaluna Chiaretto nasce da un assemblaggio di vitigni autoctoni e storici della zona, in cui il Groppello gioca il ruolo principale.

La breve macerazione e la vinificazione in acciaio ne preservano la fragranza più immediata, quasi primaverile: piccoli frutti rossi, fiori delicati, agrumi appena accennati.

Al palato il vino si distende con una freschezza verticale e una sapidità tipica dei suoli morenici gardesani, chiudendo su una nota di mandorla che richiama la matrice più autentica del territorio.

Ventiquattro mesi per lasciare parlare solo il tempo

Camilucci - Ammonites Rosé

Pinot Nero e le morene del Lago d’Iseo: Camilucci parte da una materia prima che il territorio ha già selezionato nel tempo e la accompagna con rigore.

Ventiquattro mesi sui lieviti non sono una scelta estetica, sono un impegno verso la complessità e quel perlage che si costruisce solo con il tempo.

L’Ammonites Rosé non ha fretta, si concede poco alla volta, tra piccoli frutti rossi e una trama sottile e persistente, fino ad arrivare a un finale profondo che invita alla riflessione.

Campagna

Dove la tradizione non è nostalgia, ma identità viva

La campagna rappresenta la matrice più identitaria del rosé. Qui i vitigni autoctoni crescono da generazioni sugli stessi suoli e i produttori che li interpretano in rosé scelgono spesso di farlo per catturare una parte essenziale del carattere.

Ne derivano vini profondamente radicati, con profili aromatici difficilmente replicabili. Quell’identità che non si costruisce, si eredita, si coltiva, si versa nel bicchiere.

Lazio

Un vino che risale dal suolo vulcanico

De Sanctis - Onde 

Il Lago Regillo non esiste più da secoli, ma il suolo vulcanico che ha lasciato sotto Frascati racconta ancora la sua storia: tufo, potassio, un’idratazione costante che il Cabernet Franc di De Sanctis assorbe e restituisce con precisione. La famiglia De Sanctis lavora questa terra dal 1816 secondo i principi del biologico: nessun additivo, nessuna correzione, solo il succo d’uva e la sua fermentazione naturale.

Onda è un rosato che porta un nome scelto bene, un vino che non si impone, avanza. Frutti rossi, tiglio, un accento di menta; al palato morbido ed elegante, con una sapidità decisa in chiusura. Un vino che non dimentica da dove viene.

Toscana

Il rosato dell’anno zero

Tenuta di Arceno - Rosambra

Arceno viene dall’etrusco archè, punto di origine. Questa tenuta tra Siena e Firenze, nel bacino dell’Ambra e dell’Ombrone, era già centro di vinificazione nel Cinquecento, su suoli che cambiano composizione ogni pochi ettari: roccia, sabbia, argilla, basalto, scisto.

Rosambra è il rosato inaugurale, prima annata 2024, nato da una stagione insolitamente fresca che ha consegnato un Sangiovese di grande precisione. Vendemmia mattutina, contatto minimo con le bucce, acciaio con battonage settimanali. Al naso pompelmo rosa, albicocca e pesca bianca; al palato vivace e agrumato, con una chiusura di buccia d’arancia Tarocco che resta fresca fino alla fine.

Dal mare alla montagna, dal lago alla campagna, il rosé si conferma una categoriacapace di interpretare territori e stili profondamente diversi. Pellegrini S.p.A. ha creato questa selezione con la consapevolezza che il rosé non chiede di essere spiegato, chiede di essere raccontato.

E i paesaggi, quando si mettono in bottiglia, parlano da soli.

Immagini (16)
Recapiti
Linda Nozza
lnozza@babolcommunication.com
Silvia Redaelli
silvia@babolcommunication.com
Press release inserita da:
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