Filice, Spi Cgil Verona: “Bene gli annunci di Stefani, ma nell’Ulss 9 servono fatti, personale e servizi reali”
Verona, 4 agosto 2026 – “Le dichiarazioni del Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, sulla piena funzionalità delle Case di Comunità e sulla volontà di puntare con decisione sull’assistenza territoriale rappresentano un’affermazione importante. Tuttavia, per noi dello SPI CGIL di Verona, è necessario confrontare gli annunci con la realtà che vivono ogni giorno anziani, pensionati e famiglie del territorio dell’ULSS 9 Scaligera”.
Così il segretario generale Spi Cgil Verona Adriano Filice, che prosegue: “Da anni sosteniamo che il futuro della sanità passa attraverso il rafforzamento della medicina territoriale, dell’assistenza domiciliare e della presa in carico delle persone fragili. Ma proprio per questo riteniamo che oggi sia indispensabile andare oltre la narrazione ottimistica. Nel territorio dell’ULSS 9 permangono infatti criticità che non possono essere ignorate”.
INFORMAZIONE. Le Case di Comunità, pur rappresentando un’infrastruttura strategica prevista dal PNRR, in molti casi non sono ancora percepite dai cittadini come un vero punto di riferimento sanitario. Manca l’informazione ai cittadini e la maggior parete non conosce e non sa a cosa servono e come utilizzarle. Il problema non è l’edificio, ma ciò che c’è dentro: professionisti, servizi, orari di apertura, integrazione con i medici di medicina generale e capacità di prendere realmente in carico le persone.
MEDICI DI BASE. Lo stesso Presidente riconosce che occorre investire sui medici di famiglia e sull’assistenza domiciliare. Tuttavia, proprio nell’ULSS 9 continua a pesare la carenza di medici di medicina generale, con migliaia di cittadini che hanno difficoltà ad avere un riferimento stabile, soprattutto nelle aree periferiche e montane.
Nella relazione all’ultimo bilancio consuntivo dell’Ulss 9 si sottolinea che “l’Azienda opera mediante 527 medici di base, che assistono complessivamente una popolazione pari a 788.604 unità, e 108 pediatri, che assistono complessivamente una popolazione pari a 100.848 unità”. In media, ogni medico di base ha dunque 1.496 pazienti e una pediatra 934 bambini o ragazzi. Inoltre, i dati dell’ultimo bando di Azienda Zero per medici di base ci informa che sul territorio dell’Ulss 9 risultano ancora 369 incarichi vacanti. Un po’ meglio dei 403 del conteggio di aprile ma comunque un dato rivelatore di una forte tensione.
SERVIZI DOMICILIARI. “Anche l’annunciato potenziamento dell’assistenza domiciliare va verificato nella sua concreta attuazione” prosegue Filice. “Le famiglie che assistono un anziano non autosufficiente continuano spesso a sentirsi sole, con interventi domiciliari quantitativamente insufficienti rispetto ai bisogni e un carico assistenziale che ricade quasi esclusivamente sui caregiver familiari”.
La relazione al bilancio consuntivo informa che “nel 2025, anche in ragione dello sforzo profuso per raggiungere l’obiettivo di anziani trattati in ADI (Assistenza domiciliare integrata), il numero di utenti aumenta in maniera significativa (+9,1%), passando da 24.418 del 2024 a 26.648 del 2025. Tuttavia, a ben guardare, è contemporaneamente crollato il numero di accessi: da 390.581 del 2024 (una media di 16 a paziente) a 319.324 del 2025 (una media di 12 a paziente), quindi con una riduzione di 71.257 accessi (-18%). La coperta è evidentemente troppo corta.
“La realtà della non autosufficienza parla chiaro – insiste Filice – non basta affermare che occorre ridurre gli accessi impropri agli ospedali, è necessario costruire un sistema territoriale realmente capace di offrire alternative e riequilibrare i compiti tra pubblico e privato”.
SQUILIBRIO PUBBLICO/PRIVATO. Sempre dalla relazione di bilancio consuntivo 2025 si legge che “i Pronti Soccorso degli ospedali hanno registrato un incremento di accessi rispetto all’anno precedente, relativo però solo agli ospedali pubblici. Ecco i dati: totale accessi in PS in strutture pubbliche: 172.707 nel 2024 e 163.016 del 2025 (+9.691, ovvero +5,94%). Totale accessi in PS in strutture private: da 95.827 a 99.045, vale a dire – 3.218 (-3,25%).
Inoltre ai privati continuano ad andare i bocconi più pregiati delle cure: il pubblico nel 2025 ha svolto 6.681.098 prestazioni di specialistica ambulatoriale per un incasso di 87.993.226 euro. Il privato 2.522.076 prestazioni per un incasso di 109.232.246 euro. E per quanto riguarda, infine, le prestazioni specialistiche al netto delle analisi di laboratorio, la relazione annota: “L’ULSS 9 eroga il 39% del numero di prestazioni ma solo il 29% del tariffato. Il privato accreditato copre il 29% dei volumi ed il 37% del tariffato. L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) in alcune branche supera anche il 50% del totale delle prestazioni erogate ai residenti”.
Il tema, quindi, è come raddrizzare queste storture. Con i fatti e non con i soli annunci.
“Come SPI CGIL Verona chiediamo quindi che, accanto agli investimenti sulle strutture, vengano resi pubblici e monitorati alcuni indicatori fondamentali” conclude il Segretario elencando:
– il personale effettivamente presente nelle Case di Comunità;
– gli orari reali di apertura e i servizi concretamente disponibili;
– il numero delle prese in carico effettuate;
– i tempi di accesso all’assistenza domiciliare;
– il numero di medici di medicina generale ancora mancanti;
– la riduzione delle liste d’attesa per la non autosufficienza.
“Il rischio, altrimenti, è quello che denunciamo da tempo: Case di Comunità nuove, ma prive delle professionalità necessarie per farle vivere, mentre i cittadini continuano a rivolgersi agli ospedali o, quando possono permetterselo, alla sanità privata”.
“La vera sfida non è inaugurare nuovi edifici, ma garantire il diritto alla salute attraverso un sistema pubblico vicino alle persone”.