Disabilità, la nuova INPS: semplificare per prendersi cura - Europa Donna Italia

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Disabilità, la nuova INPS: semplificare per prendersi cura

Cambiamento. Semplificazione. Attenzione alla persona. Eccole, le parole che riassumono la riforma INPS che è in corso. Un lavoro complesso, che sta portando anche a una modifica organizzativa dell’INPS, del suo DNA, con l’assunzione di medici specializzati, di infermieri, di psicologi, cioè di tutte quelle figure che ruotano attorno al paziente e che conoscono la malattia e le difficoltà vissute quotidianamente.  Non solo. Per la prima volta, si assiste a un’apertura anche alle Associazioni di volontariato e al loro ruolo insostituibile a fianco delle persone malate. Per fare chiarezza su questa vera e propria rivoluzione burocratica, Europa Donna Italia ha organizzato insieme al Presidente INPS Gabriele Fava un webinair per le Associazioni. Riassumiamo qui i punti salienti della riforma, che hanno raccontato nel dettaglio Filippo Bonanni, Direttore Generale Salute di INPS e Raffaele Migliorini, Responsabile Coordinamento Generale Medico-Legale INPS.

La Riforma sulla Disabilità: a che punto è.

Il Decreto legislativo è il n. 62 del 3 maggio 2024 ed è ancora nella fase di sperimentazione. Un processo necessario, per implementare nuove procedure operative e per valutarne l’efficacia e che ha visto man mano il coinvolgimento di sempre più Province. Attualmente sono 60 e dal primo gennaio 2027 la copertura sarà a livello nazionale.

Cosa cambia

L’INPS diventa l’unico soggetto accertatore. Significa, in parole semplici, che non ci saranno più i passaggi necessari oggi con il coinvolgimento di diverse figure. Tutto il processo viene gestito direttamente dall’INPS con una Commissione ad hoc che si chiama Unità di valutazione di base. I vantaggi? Uno su tutti: un alleggerimento della procedura burocratica-amministrativa che coinvolge quasi sempre anche il paziente in un vero e proprio percorso a ostacoli. Il procedimento di riconoscimento della disabilità si avvia con un solo documento che è chiamato certificato introduttivo, e che concentra in un’unica domanda i dati clinici e amministrativi. La compilazione del certificato medico introduttivo non è più consentita solo al medico di medicina generale. Potrà essere effettuata anche da medici di strutture pubblica e privata, compresi professionisti in quiescenza, cioè in pensione.

Come si svolge

La persona viene convocata dall’INPS per la valutazione di base. La Commissione è composta da un medico dell’INPS specializzato in medicina legale, due medici nominati dall’INPS, un rappresentante delle associazioni di categoria e una figura professionale delle aree psicologiche e sociali. E qui c’è una novità.  Nel corso della valutazione, la persona insieme alla Commissione compila un questionario chiamato Whodas (WHO Disability Assessment Schedule) sulla qualità di vita. Riporta domande sulla cura di sé, sulle relazioni interpersonali, sulla vita lavorativa e che misurano in sostanza l’auto-percezione sulla propria condizione di disabilità. È un documento importante, che diventa parte integrante della valutazione.

La documentazione: un unico certificato

Fino ad oggi, il cittadino si ritrovava a gestire tanti verbali quante erano le domande presentate. Non sarà più così, nell’ottica della semplificazione. Verrà quindi emesso un unico certificato che riporta tutti i servizi, le prestazioni e i benefici fiscali riconosciuti alla persona.  La pratica può essere seguita direttamente dalla persona accedendo al Fascicolo sanitario elettronico. Qui, viene caricato sia il Certificato introduttivo, cioè quello che viene emesso all’avvio della pratica, sia il Certificato che viene emesso dopo la valutazione di base a cura della Commissione, per velocizzare l’acquisizione della documentazione.

Il progetto di vita: un passo in più

Il certificato che attesta la condizione di invalidità apre una possibilità ulteriore, oltre alle prestazioni già riconosciute, al momento disponibile solo nelle Province coinvolte nella fase di sperimentazione e che dal primo gennaio 2027 sarà estesa a tutto il territorio nazionale. Si tratta del Progetto di vita, che permette di individuare in maniera personalizzata insieme all’Ambito Territoriale Sociale (ATS) di competenza, tutti i sostegni di cui può avere bisogno la persona, al fine di una migliore qualità di vita. In pratica, si può chiedere alle istituzioni sul territorio una partecipazione attiva per essere aiutati in tutte le necessità di cui si ha bisogno.

Semplificazione: cosa comporta

Lo chiamano “dolore burocratico” ed è tutta quella serie di visite e di adempimenti, non sempre necessari, a carico dei pazienti. Tutto questo sta sparendo ed è già una realtà nelle Province coinvolte nella sperimentazione. In sostanza, è possibile allegare direttamente gli eventuali documenti di aggiornamento della propria condizione clinica. E grazie al portale della disabilità presente sul sito INPS (si accede con lo speed), è possibile visualizzare informazioni quali lo storico degli eventi, delle visite, delle prestazioni che sono in erogazione.  Va detto anche che questa fase “di prova” è utile anche per evidenziare eventuali problematiche. Nel caso del tumore al seno metastatico, ad esempio, sono in tante a sollevare le difficoltà legate alle revisioni, che dovrebbero avvenire con tempi maggiormente distanziati rispetto ad oggi. E la necessità di inserire tra i criteri di valutazione anche sintomi invalidanti non facilmente misurabili quali il dolore, la neuropatia e la stanchezza cronica.

Cosa cambia per chi non ha dimestichezza con i servizi online

I patronati continuano a mantenere il loro ruolo di intermediazione, di supporto alle persone per accompagnarle in ogni fase.  Proprio per questo, sono in corso percorsi formativi e informativi.  Questo vale anche per gli anziani non autosufficienti. Inoltre, in casi di fragilità, è prevista la possibilità che il questionario Whodas non venga compilato in presenza con la Commissione, ma direttamente dal medico che si è occupato della compilazione del Certificato introduttivo. 

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