Dopo mesi di sole e mare fa paura accorgersi di quanto in fretta i colori si spengono. Il turchese diventa blu notte, le bibite ghiacciate si trasformano in tisane calde e le giornate infinite si accorciano senza avvisare. Per secoli l’autunno è stato rappresentato come un periodo di decadimento, nel quale tutto ciò che, nei mesi precedenti, la natura ha fatto crescere con fatica si decompone piano piano. Dagli anni 2000, però, i media ci raccontano una storia diversa: è nato l’immaginario del cozy autumn ozche rappresenta l’essenza della comodità e del comfort. Nella quotidianità, spesso stressante, l’idea di restare a guardare il falò con i nostri cari e di sorseggiare una bevanda calda mentre il paesaggio si tinge di rosso è senz’altro un sogno. Una Mamma Per Amica, conosciuto spesso con il titolo originale Gilmore Girls, ha contribuito a forgiare l’immagine dell’autunno ideale per generazioni. Stars Hollow, la cittadina immaginaria del Connecticut, è il perfetto esempio di “città cartolina”, tutto sembra composto per romanticizzare la stagione delle castagne: qui l’autunno non ha nulla di malinconico. Il freddo diventa una scusa per rifugiarsi nel proprio safe place, il buio che arriva presto, un’occasione per rimanere a casa a guardare il proprio comfort show con chi ci è più caro. È questa la promessa del cozy autumn: si ignorano completamente tutte le crescenti preoccupazioni che derivano dal cambio di stagione (il brutto tempo che ci rovina le uscite e il lavoro o l’università che chiedono sempre di più) e si decide di rallentare, almeno per qualche mese, e di riflettere.
Fuori dallo schermo
Eppure, fuori dallo schermo, nessuno vive a Stars Hollow. Io per prima ci rimango male ogni anno: a settembre compro le decorazioni autunnali perfette (candele profumate, vasi decorativi a tema, centrotavola vari) e riempio la cucina di tisane che non finirò mai. Poi passa settembre e mi rendo sempre più conto che, con il ritmo che la città e gli impegni di ogni giorno ci impongono, romanticizzare l’autunno così come ce lo raccontano è più difficile di quanto sembri. Ma, se l’autunno che vorremmo non bussa alla nostra porta, lo possiamo sempre andare a cercare. A volte basta allontanarsi da casa per scoprire che quei colori che tanto bramiamo esistono davvero. E se, come me, questo autunno non potrete spostarvi, allora vi invito a seguirmi in questo viaggio con l’immaginazione e vedrete che, almeno per qualche minuto, il paesaggio prenderà una forma diversa.
C’è chi in autunno cerca un po’ di magia, chi vuole sentirsi un poeta maledetto, chi preferisce sporcarsi le mani per poi godersi un bel pranzo in compagnia e chi, invece, gradisce un po’ di pace. La buona notizia? Ce n’è per tutti.
Salem: La città delle streghe
Per chi cerca magia nera, zucche intagliate e leggende sussurrate all’orecchio c’è Salem, una città del Nord America denominata ‘’la città delle streghe’’: tristemente conosciuta per la sua storia nel 1692, quando, nel giro di pochi mesi, più di duecento persone furono accusate di stregoneria e venti furono giustiziate. Un vero e proprio delirio collettivo, e non un caso isolato nella storia: nell’estate del 1518, a Strasburgo, centinaia di persone si scatenarono in una danza frenetica involontaria, passata alla storia come “l’epidemia danzante”. Oggi Salem ha saputo trasformare il suo passato a dir poco disturbante: a ottobre diventa la capitale di Halloween ospitando visitatori appassionati da tutto il mondo, con vetrine piene di pozioni e tarocchi, tour dei fantasmi al calar del sole e aceri color rosso fuoco.
Come in una fiaba di Andersen
Tra pioggia, nebbia e lunghe passeggiate sul porto, una città che mi viene in mente quando penso all’autunno è Bergen, in Norvegia: conosciuta come una delle città più piovose d’Europa, è senz’altro la meta ideale per chi vive l’autunno in modo un po’ malinconico. Le casette di legno colorate del Bryggen si specchiano nell’acqua, mentre le montagne che circondano i fiordi si tingono d’oro. E per scaldarsi c’è lo skillingsboller, la girella alla cannella tipica della città. I norvegesi hanno addirittura una parola per descrivere quella sensazione di calore che si prova al riparo mentre fuori piove: koselig.
Le radici che non abbandoniamo
Spesso andiamo sempre più lontano sperando di trovare ciò che cerchiamo, dimenticando che la risposta potrebbe essere dietro l’angolo: nel cuore delle colline modenesi sorge Castelvetro, un piccolo borgo che a settembre festeggia la sagra dell’uva e del Lambrusco Grasparossa. La piazza, con il suo caratteristico pavimento a scacchiera, si riempie di bancarelle, musica e profumo di mosto, e nelle sagre di paese capita ancora di vedere qualcuno pigiare l’uva a piedi nudi, proprio come si faceva una volta. Dopo la fatica, però, arriva la parte migliore: un bel pranzo in compagnia come la tradizione emiliana comanda: gnocco fritto, tigelle e salumi di ogni tipo.
La meraviglia del sol levante
Per chi, invece, ha solo bisogno di un po’ di pace c’è Kyoto, in Giappone. Il Paese del sol levante, infatti, non è apprezzabile solo durante la fioritura dei ciliegi, il foliage in autunno rappresenta un vero e proprio spettacolo. Qui esiste addirittura una parola per indicare l’andare ad osservare le foglie rosse: momijigari, letteralmente “caccia agli aceri”. Tra metà novembre e inizio dicembre i templi e i giardini della città si tingono di rosso e le persone si fermano semplicemente a guardare. Non ci sono decorazioni da comprare né atmosfere perfette da ricreare: c’è solo una foglia che cade, una tazza di matcha e il tempo che, finalmente, rallenta.
Dato che l’autunno è, per eccellenza, il tempo della riflessione, vi lascio con una domanda: e voi, che autunno siete? Quello delle streghe e delle zucche intagliate, quello della pioggia e delle poesie malinconiche, quello del vino e dei pranzi infiniti o quello delle foglie che cadono in silenzio?