Rapporto sul consumo di suolo in Italia

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Introduzione

Martedì 27 ottobre Ispra e Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) hanno pubblicato l' edizione 2026 del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, che fornisce i dati sul consumo di suolo per restituirci l'evoluzione del territorio e gli impatti sul suolo e sull'ecosistema, oltre che sulla situazione degli spazi verdi nei contesti urbani.

Il consumo del suolo in Italia è un fenomeno da anni in costante accelerazione che deve però fare i conti con le nuove normative europee che stabiliscono obiettivi giuridicamente vincolanti per limitare la perdita di biodiversità e azzerare la perdita di spazi verdi. In particolare, il Regolamento europeo sul ripristino della natura (UE) 2024/1991 impone l'obbligo per tutti gli stati membri di azzerare le perdite nette di spazi verdi e copertura arborea entro il 2030 e di garantirne l'incremento netto progressivo dal 2031.

Gli Stati membri predispongono quindi un Piano Nazionale per il Ripristino per garantire il buono stato degli habitat terrestri, marini, urbani, forestali e agricoli e raggiungere livelli soddisfacenti di mitigazione del consumo del suolo.

I risultati del monitoraggio

I dati che ci restituisce Ispra relativi al 2025 mostrano una crescita significativa del consumo di suolo: 102,4 km² di territorio trasformato in aree artificiali, il 22,4% in più del 2024. Il ritmo raggiunge i 3,2 m² al secondo, oltre 280.000 m² al giorno. L'attività di ripristino di aree naturali che pure si registra non riesce a compensare la crescita di aree artificiali. In Italia le infrastrutture, gli edifici e le altre coperture artificiali occupano 21.644 km2, il 7,19% del territorio italiano, a fronte di un valore medio in Europa, del 4,4%.

I dati delle regioni

Si legge nel Rapporto di monitoraggio che le regioni con maggiore copertura artificiale sono Lombardia (12,27%), Veneto (11,87%) e Campania (10,65%), mentre le maggiori perdite di suolo nel 2025 si registrano in Sicilia (+1.619 ettari), Lazio (+1.436 ettari), Puglia (+1.198 ettari), Lombardia (+1.093 ettari), Piemonte (+854 ettari), Campania (+740 ettari) e Veneto (+584 ettari). Il Lazio registra anche il tasso di incremento relativo - ovvero nuovo consumo rispetto alla superficie artificiale esistente - più alto (+1,01%), mentre Valle d’Aosta e Liguria sono le uniche regioni ad aver contenuto il loro consumo al di sotto di 50 ettari, pur con una tendenza all’aumento rispetto all’anno precedente.

I dati dei comuni

Ai Comuni, quelli classificati come "città" e "piccole città e sobborghi", il Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura richiede l’azzeramento della perdita netta della superficie totale degli spazi verdi urbani e della copertura della volta arborea entro il 2030 rispetto a quella presente nel 2024, e il progressivo incremento netto di entrambe le superfici fino al raggiungimento di livelli soddisfacenti.

Il monitoraggio ci dice che quasi l'80% dei comuni soggetti alla normativa (2.183) ha registrato un incremento netto del consumo di suolo, mentre 578 comuni sono riusciti a garantire un saldo pari a zero o negativo. Ciò ha determinato la perdita di 4.231 ettari di spazi verdi urbani (il 61% del consumo di suolo registrato negli ecosistemi urbani) e 320 ettari di copertura arborea urbana, che ci pone lontani dal raggiungimento degli obiettivi fissati.

Tra i comuni maggiori che hanno perso più spazi verdi urbani ci sono Roma (53 ettari), Bari (28 ettari), Venezia (27 ettari), Milano (26 ettari) e Cagliari (25 ettari). A fronte di queste perdite, le azioni di ripristino e rinaturalizzazione si rivelano insufficienti: i 513 ettari recuperati compensano il 7,3% del suolo consumato negli ecosistemi urbani.

I costi del consumo del suolo

Il consumo del suolo ha anche dei costi. Vi sono quelli dovuti alla perdita di servizi ecosistemici, ovvero quelli che i sistemi naturali svolgono a favore dell'uomo, che variano da un minimo di 9,3 a un massimo di 11,3 miliardi di euro ogni anno a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2025. A ciò si aggiunga il valore perso in capitale naturale non più disponibile che, nel periodo 2006-2025, è stimato tra 21,9 e 27,8 miliardi di euro, di cui un miliardo e mezzo dovuto al consumo di suolo dell’ultimo anno, in gran parte associato alla perdita di capacità di produzione agricola e in misura minore alla perdita della capacità del suolo di stoccare e sequestrare il carbonio.

Per approfondire

Ultimo aggiornamento: 27-10-2026, 16:00

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