Alcune opere sono come caleidoscopi. Leggendole ci si affaccia su panorami in cui i riferimenti sono moltiplicati, l’immaginazione scruta le parti dell’insieme e cerca le ricorrenze, prova a combinare i pezzi per restituire un senso di completezza ai frammenti dispersi. I cinque libri dell’articolo possono essere ascritti a questo genere, per motivi e con risultati assai diversi, sia nella scrittura che nella lettura.
Il primo libro è un’opera di Malika Ferfdjoukh dal titolo Livide zucche. L’autrice, di cui l’editore Pension Lepic sta traducendo diversi titoli, ha uno stile riconoscibile. Alcuni elementi tornano spesso nei suoi lavori: famiglie numerose, riferimenti cinematografici, tensione che cresce mentre la storia avanza. In Livide zucche la narrazione si costruisce pagina dopo pagina attraverso il racconto dei personaggi. Il tutto si svolge nell’arco di un solo giorno, il 31 ottobre. Osserviamo le scene come se davanti ai nostri occhi ci fossero lenti caleidoscopiche perché le voci sono segmentate, frammentate, interrotte, alternate. La vicenda che il lettore ricostruisce è quella del ritrovamento di un corpo morto nel giardino della villa: ognuno dei componenti della famiglia ha un movente per indurre il lettore a sospettare di lui, ma ha anche un’handicap o un alibi che rendono impossibile il fatto che sia stato proprio quel personaggio a compiere il misfatto. Malika Ferdjoukh ha una capacità straordinaria di tirare i fili del racconto fino alla massima tensione ed è altrettanto geniale nello sciogliere i nodi nel giro di poche pagine, senza essere scontata né prevedibile.
Il secondo libro è Fuori è quasi buio, un romanzo di Alice Keller pubblicato da Risma. La storia è quella di una fuga. I protagonisti sono una coppia di fratelli e ad essere caleidoscopica è la scrittura mimetica, che restituisce al lettore lo sguardo di Mattia, il più piccolo dei due. Lui non parla, comunica a gesti e il lettore percepisce il mondo del romanzo sentendosi partecipe dello sguardo di Mattia, ma anche di Simone suo fratello, che calcola e anticipa le paure, misura il mondo attraverso i modi spezzati di Mattia. Il motivo della fuga e le possibilità di sopravvivenza emergono pagina dopo pagina e gli incontri dei protagonisti tengono assieme la frammentazione in cui la vita li ha scaraventati.
Se i primi due titoli sono romanzi che i giovani lettori possono affrontare per intero, i tre titoli che completano il quadro sono letture che hanno bisogno di una mediazione maggiore da parte dell’adulto che accompagna e guida: si tratta infatti di una raccolta di poesie, di un componimento di sei racconti chassidici e di un romanzo/racconto che da sempre dà filo da torcere anche ai lettori più ostinati.
Andiamo per ordine e proviamo a offrire almeno un motivo per avventurarsi in ciascuno di questi lavori.
A rifare il mondo è la prima raccolta poetica di Ilaria Rigoli ed è pubblicata da Bompiani. Ilaria Rigoli è una professoressa, insegna lettere agli allievi della scuola secondaria di primo grado. Si tratta di un particolare non irrilevante, perché implica un confronto quotidiano con persone che vivono un periodo di crescita e di cambiamento notevoli. Nelle sue parole c’è un inno di speranza, un invito «a rifare il mondo», c’è la lente che coglie il tratto minuscolo di una relazione e lo accosta, proprio come farebbe un caleidoscopio, al corso di un ruscello e ad un silenzio da ricordare. L’esercizio della poesia, libera, non imbrigliata, dovrebbe essere il risultato della lettura di questa raccolta, un invito a prendere carta e penna per annotare i versi che la vita sa suscitare.
C’è poi Il cammino dell’uomo, di Martin Buber. I racconti che lo compongono non sono di difficile lettura eppure alcuni passaggi rischiano di essere ostici, sia per la densità dei concetti, sia per la costruzione tipica dei racconti dei chassidim (i fedeli di un particolare movimento mistico-religioso del mondo ebraico), sia per la distanza siderale che separa il presente dal tempo del racconto. In questa distanza si può collocare l’adulto mediatore, per proporre visioni alternative alla contemporaneità.
Infine la proposta si spinge fino ad un titolo che difficilmente viene messo tra le mani di lettori dagli undici ai quattordici anni: Pedro Páramo, di Juan Rulfo. Un’opera impossibile da restituire in sintesi perché, quando ci si entra dentro, nel giro di poco ci si perde. Convivono l’eternità e la circolarità del tempo, la vita e la morte e i confini del reale vanno annebbiandosi. Si racconta che Gabriel García Márquez abbia dedicato un intero anno a leggere e rileggere le pagine di questa «sciocchezza», come gliela presentò l’amico Álvaro Mutis.
Ma allora serve un passo indietro: perché, davvero, leggere questi libri?
Si può leggere la raccolta di poesie A rifare il mondo per assaggiare la leggerezza della parola, la libertà della scrittura poetica che non vuole farsi distante, anzi: vuole cantare la gioia di vivere invitando a fare altrettanto.
Si può leggere Il cammino dell’uomo per non limitarsi a una prospettiva univoca del mondo. Ci sono tante voci, tanti pensieri, tante culture. Si è liberi di non comprenderle, di non volerle indossare, ma è pur sempre cosa buona incontrarle ed entrare in dialogo con loro. E i libri in questo sono ottimi strumenti, perché non mettono fretta.
E si può leggere Pedro Páramo per prendersi la libertà di dire: non ho capito, mi sono perso, mi sono persa. Non so dove mi stia accompagnando l’autore, sono con lui e cammino con lui, ma non so più dove mi trovo, non so più quando mi trovo. Essere liberi di non capire e di non dover afferrare tutto al primo colpo è un motivo più che valido per leggere anche solo qualche pagina di un racconto labirintico come questo.
Bibliografia
- Alice Keller, Fuori è quasi buio, Risma, 2023
- Ilaria Rigoli, A rifare il mondo, Bompiani, 2022
- Juan Rulfo, Pedro Páramo, Einaudi, 2004 (prima edizione 1955)
- Malika Ferdjoukh, Livide zucche, Pension Lepic, 2024 (prima edizione 1999)
- Martin Buber, Il cammino dell’uomo, Qiqajon, 1990 (prima edizione 1948)