La convocazione del referendum confermativo sulle norme in materia di ordinamento giurisdizionale, separazione delle carriere dei magistrati e istituzione della Corte disciplinare, pone ciascuna forza politica di fronte alla necessità di una scelta.
La nostra è quella di un SI’ ragionato per un giudice terzo e imparziale e un pubblico ministero autonomo e indipendente, in continuità e coerenza con la posizione già presa in occasione del referendum sulla separazione delle carriere del giugno 2022, e nel solco della nostra visione riformista, libertaria e garantista.
Il Referendum, tuttavia, non può essere trasformato in una spedizione punitiva nei confronti della magistratura ad opera di chi nutre verso di essa risentimenti vecchi e nuovi: noi respingiamo con fermezza questa logica, che rischia di determinare una grave lacerazione nei rapporti tra poteri costituzionali.
Per altro verso, riteniamo che l’istituto referendario, per sua natura, implichi una scelta libera e consapevole del corpo elettorale, basata su una valutazione di merito delle nuove norme, che come tale non è necessariamente condizionata dalle ragioni degli opposti schieramenti politici.
Ci è ben chiaro che la legge Nordio-Meloni non costituisce una riforma organica della giustizia e non affronta i problemi strutturali della macchina giudiziaria: vi è però che la separazione delle carriere varrà a garantire ai cittadini un processo nel quale finalmente accusa e difesa si fronteggeranno ad armi pari, nel pieno rispetto dell’articolo 111 della Costituzione, secondo cui il “giusto processo” si svolge nel contraddittorio fra le parti in “condizioni di parità” davanti a un giudice “terzo ed imparziale”.
Si tratta, pertanto, di dare completa attuazione ai princìpi costituzionali e alla riforma del processo penale che nel 1989 portò all’adozione del cosiddetto rito accusatorio.
E noi non possiamo che abbracciare il pensiero del padre di quella riforma, l’insigne giurista e ministro socialista Giuliano Vassalli, il quale per primo ammonì che non è corretto parlare di sistema accusatorio finché “il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice, che continuerà a far parte della stessa carriera e degli stessi ruoli”.
Giudici e pubblici ministeri sono oggi governati dallo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, nel quale i PM valutano e promuovono l’operato e la carriera dei giudici e viceversa, in un intreccio in cui il ruolo delle correnti interne ha dato luogo a ben noti fenomeni di degenerazione che, purtroppo, molto hanno contribuito a deturpare l’immagine della magistratura e a incrinare la fiducia in essa riposta dai cittadini.
Appare del tutto coerente con la separazione delle carriere la creazione di due diversi Consigli Superiori, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, anche se la loro elezione mediante sorteggio si presta a delle obiezioni, e perciò richiederà un supplemento di vigilanza in sede di approvazione delle leggi attuative.
Pensiamo, infine, che la vittoria dei sì al referendum non comporterà affatto una limitazione dell’autonomia della magistratura e una sua subordinazione al potere politico: è vero il contrario, giacché il nuovo testo dell’art.104 della Costituzione estende le garanzie di autonomia e indipendenza da ogni altro potere anche alla funzione requirente.
E dunque, se prima l’autonomia e l’indipendenza dei pubblici ministeri era regolata dalla legge ordinaria, ora è tutelata direttamente dalla Carta Costituzionale.
In tal senso, assumono per noi il valore di un mandato politico vincolante le parole di Giovanni Falcone: “non ci sarà, non ci potrà mai essere, non ci deve mai essere alcun ministro, alcun governo, alcun potere esterno alla magistratura che possa in qualche modo influenzare l’esercizio della funzione giurisdizionale”.
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La Direzione nazionale del Psi, nella riunione del 7 gennaio 2026, ha approvato il suddetto documento politico sul tema della separazione delle carriere, impegnandosi ad organizzare nelle prossime settimane iniziative informative a sostegno del SI e dando luogo alla organizzazione dei COMITATI SOCIALISTI PER IL SI, presieduto dal compagno Bobo Craxi, coordinato dal Responsabile Giustizia, Luigi Diego Perifano, e composto da Luigi Iorio, Vincenzo Iacovissi, Laura di Santo, Roberto De Masi, Andrea Follini, Lorenzo Cinquepalmi, Antonio Demitry, Domenico Tanzarella, Francesco Bragagni, Pietrina Putzolu, Maurizio Folli, Luigi Giuliano, Salvatore Gianluca Sotera, Livio Valvano, Felice Laudadio.