Originaria del Verbano-Cusio-Ossola, ne sopravvivono solo alcune decine di esemplari, ma l’agriturismo che conservava il gregge più numeroso ha appena chiuso. L’appello di Slow Food e RARE: salvare la biodiversità delle razze autoctone è fondamentale per il futuro della pastorizia e delle terre alte
Sugli alpeggi di Simplon e Gondo, nel Vallese, e di Trasquera e Varzo, nella Valle Divedro, in val d’Ossola, quella dimenticata parte del Piemonte che si incunea nelle Alpi svizzere, si può scorgere una capra bellissima, dal pelo lungo e bianco, corna a sciabola nelle femmine e a torsione nei maschi. Si chiama Sempione, è una delle razze autoctone più rare del Piemonte e d’Italia, segnalata sull’Arca del Gusto, il catalogo della biodiversità a rischio di estinzione di Slow Food che conta, tra le 1300 segnalazioni italiane, ben 21 razze caprine. Ne sopravvivono alcune decine di capi, distribuiti fra pochi allevatori che producono caprini con un latte unico, frutto di praterie alpine ricchissime: qui i pascoli contengono fino a 300 specie vegetali, di cui molte rare o endemiche.
Uno dei greggi più numeroso di capre Sempione è conservato da Licia Rotondi e Massimo Corrazza, a Trasquera. Ma ora, purtroppo, è in vendita, perché l’agriturismo è stato chiuso poche settimane fa. Da anni Licia e Massimo cercano un aiuto per gestire il loro gregge nel periodo estivo, ma finora non sono riusciti a trovare una collaborazione duratura e con il passare degli anni è sempre più difficile trovare giovani interessati a questo stile di vita.
Le ragioni alla base di una scelta sofferta
Si tratta infatti di seguire le capre che pascolano libere da 1400 metri di altitudine fino a circa 2000 metri; ogni giorno, per sette mesi l’anno, accudire, mungere, pulire la stalla. La presenza di un branco di otto lupi nella zona impone una costante sorveglianza e il ricovero in stalla già a novembre, dove purtroppo devono essere legate perché, per via delle lunghe corna, si feriscono. Fino a 5-6 anni fa le capre si ritiravano solo all’arrivo della prima nevicata, con un risparmio di fieno e lavoro considerevole. Le capre scorrazzavano libere sui pascoli e tornavano in autonomia a sera e mattina per la mungitura, oppure erano recuperate grazie al gps di cui sono dotate, oggi questo è impensabile. Licia e Massimo non hanno cani da guardiania, che in un territorio frequentato da escursionisti darebbero ulteriori problemi, e inoltre non pensano sia giusto sacrificare dei cani per la difesa del gregge. Il loro gregge non è mai stato predato, ma il cerchio si sta stringendo sempre più, anche a causa della sempre minore disponibilità di selvaggina e della chiusura di quasi tutti gli allevamenti di capre e pecore della zona. Alle necessità gestionali si sommano le difficoltà burocratiche e l’età, che richiede un poco di riposo: Licia e Massimo hanno 67 anni.
Ecco dunque la decisione difficile: chiudere l’agriturismo e vendere gli animali. Un’azienda spagnola si è offerta di acquistare l’intero gregge di Sempione. Ma questo, per la Val d’Ossola, significherebbe perdere definitivamente un buon numero di capi di una razza che ha secoli di storia.
Un appello per salvare la razza Sempione
Riccardo Fortina, presidente di RARE (l’associazione Razze Autoctone a Rischio di Estinzione) e docente all’Università di Torino, ha lanciato un appello, e Slow Food Piemonte ha risposto. Con le sue Condotte, tra cui quella della Val d’Ossola, raccoglierà i fondi per l’acquisto di alcuni riproduttori che saranno ospitati presso l’allevamento del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari di Grugliasco. Questo nucleo sarà la base per un progetto di recupero concordato con gli allevatori dell’Ossola.
«L’alpeggio e la pastorizia ad alta quota hanno bisogno di razze animali adatte a climi difficili e pascoli frugali, animali in grado di muoversi su territori aspri e impervi. Per questo è vitale salvare le razze autoctone, selezionate dai pastori e perfette per i pascoli alpini – spiega Fortina –. RARE sta lavorando anche con la pecora Saltasassi. Le istituzioni dovrebbero prestare più attenzione al recupero di questi animali. Un esempio di disattenzione è la pecora delle Langhe, che negli anni ’30 contava più di 40 mila capi oggi ridotti a qualche migliaio.
È indispensabile conservare anche razze ridotte al lumicino, perché sono serbatoi preziosi di geni e in futuro potrebbero tornare utili per selezionare animali in grado di resistere a malattie e alle temperature alte che ci attendono. La selezione fatta per l’allevamento intensivo ha puntato alle rese, ma ha limitato altri caratteri, come l’istinto all’accudimento e la frugalità. L’onnipresente capra Saanen, ad esempio, è una campionessa in fatto di rese di latte, ma è completamente inadatta all’allevamento nei pascoli montani».
Negli Atlanti del Gusto raccontiamo la biodiversità di tutta Italia
Proprio in queste settimane è in corso la realizzazione degli Atlanti dell’Arca del Gusto, che raccontano la biodiversità da salvare di tutte le regioni italiane. Un lavoro realizzato grazie alla rete Slow Food e alla collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che sarà presentato a Terra Madre Salone del Gusto (24-27 settembre 2026). Sull’Atlante piemontese una scheda sarà dedicata proprio alla magnifica capra Sempione, una razza che, grazie all’impegno degli allevatori, di RARE e di Slow Food Piemonte, ha una possibilità in più di sopravvivere e ritornare sulle sue montagne. Il 22 maggio è Giornata Mondiale della Biodiversità proclamata dall’Onu: questo è un modo concreto per mantenerla viva.
Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia
da Corriere della Sera Torino del 20 maggio 2026