Gli elenchi di CAP disagiati non coincidono da corriere a corriere. La stessa consegna a Pantelleria vale due cifre diverse a seconda di chi la porta, e nelle spedizioni verso isole e zone disagiate il margine si decide lì, non nella tariffa base che confronti sul preventivo. Se spedisci con un vettore solo, stai pagando le esclusioni della sua rete.
Un ordine per Lipari, e il conto arriva a fine mese
Il cliente compra alle 22 di sera. Due prodotti, spedizione gratuita perché hai impostato la soglia del carrello a marzo e da allora nessuno ci ha più messo mano. Stampi l’etichetta la mattina dopo, il pacco parte, il tracking dice consegnato. Fin qui niente di strano.
Il conto arriva a fine mese, dentro un PDF di quaranta righe. Sotto il costo di spedizione che ti aspettavi c’è una riga in più, chiamata supplemento zona disagiata o isole minori o consegna fuori rete a seconda del corriere. Su quell’ordine non hai guadagnato. Forse hai perso.
Il costo delle zone difficili non compare quando spedisci. Compare quando paghi, settimane dopo, mescolato a centinaia di spedizioni andate bene. E siccome non lo vedi nel momento in cui prendi la decisione, continui a prenderla uguale. Mese dopo mese.
Per rimettere in fila il conto ti servono due file e mezz’ora. L’export degli ultimi ordini con CAP, peso spedito e margine dopo il costo prodotto, e l’elenco dei CAP disagiati che il tuo corriere pubblica. Il resto si fa con una colonna in più su un foglio.
Quattro categorie diverse che finiscono nella stessa riga di fattura
Quello che chiami “supplemento isole” sono almeno quattro cose, con logiche di costo diverse, che il corriere ti fattura spesso sotto un’unica dicitura.
Isole maggiori. Sicilia e Sardegna. Il carico viaggia su nave, su rotte con frequenze regolari e volumi alti. Il sovrapprezzo esiste ma è il più contenuto, e su Palermo, Catania o Cagliari molti vettori hanno filiale propria, quindi la consegna finale somiglia a quella di Bologna.
Isole minori. Le Eolie, Pantelleria, Lampedusa, Ponza, l’Elba, Favignana, La Maddalena, il Giglio. Qui i collegamenti sono meno frequenti, spesso il collo passa da un secondo operatore locale e a volte la consegna finale la fa una persona con un furgone che scarica al porto. Il supplemento è più alto e di solito ha una componente legata al peso.
Località disagiate su terraferma. La categoria che nessuno si aspetta, e quella che fa più danni. Piccoli comuni montani, frazioni sparse, aree interne a bassissima densità. Il corriere non le considera difficili per la distanza ma per il rendimento: portare un collo in un paese dove ne consegna tre a settimana vuol dire mandare un mezzo apposta.
Località a viabilità speciale. Venezia centro storico, dove l’ultimo tratto si fa in barca e poi a mano su un carrello, ponti compresi. Livigno e Campione d’Italia, con regimi doganali e fiscali particolari che richiedono documenti anche per una spedizione nazionale. Alcune valli alpine chiuse d’inverno. Qui il sovrapprezzo non è un ricarico, è il costo di un mezzo diverso.
Nessuna autorità stabilisce quali sono le zone disagiate d’Italia. Lo decide ogni rete in base a dove ha filiali, mezzi e volumi, e per questo ogni corriere pubblica un elenco di CAP diverso dagli altri. Un comune dell’entroterra sardo può essere standard per il vettore che lì ha un appoggio e disagiato per quello che deve mandarci un furgone dedicato. Ecco perché due preventivi sulla stessa identica consegna divergono, e perché la tariffa base ti dice poco su quanto pesano davvero i costi logistici sul tuo margine.
Il conto che puoi fare stamattina
Esporta gli ultimi 200 ordini. Una colonna con il CAP, una con il peso spedito, una con il margine dopo il costo prodotto. Poi isola le righe che cadono nelle quattro categorie di sopra, dalla Sicilia e dalla Sardegna alle isole minori, al centro storico di Venezia, a Livigno. Conta quante sono e quanto valgono.
Adesso guarda il rapporto fra peso e valore. Un collo leggero con valore alto assorbe il supplemento senza accorgersene, perché resta nella fascia di peso più bassa di qualunque listino e il margine per ordine tiene anche con l’extra per isola minore.
Ora ribalta. Hai un ordine pesante rispetto al suo valore, con un margine lordo già sottile. Il supplemento su quel peso se ne mangia una fetta seria, e se il primo tentativo di consegna fallisce il margine è già a zero. Quando il costo extra supera il margine dell’ordine medio verso quel CAP, quella zona ti costa vendere.
È andata bene se alla fine della mezz’ora sai dire in euro quanto pesano quelle righe sul trimestre. È andata male se hai in mano solo una percentuale di ordini senza il margine accanto. Senza il margine per ordine non decidi niente, decidi a sensazione.
Va detta anche una cosa che di solito non si legge. Se vendi articoli ingombranti a basso margine — arredo leggero, casalinghi voluminosi, alimentari in vetro — non esiste rete di corrieri che renda conveniente una consegna a Pantelleria. Nessuna. La domanda non è più come pagare meno il trasporto, è se vendere lì e a quali condizioni.
Cosa fare al checkout: tre strade, tutte con un difetto
Non c’è un’impostazione giusta per tutti i negozi. Ce ne sono tre, e ognuna ha un prezzo che paghi da qualche parte.
Fascia di spedizione dedicata per i CAP difficili. Il cliente di Lampedusa vede un costo più alto e lo paga lui. È la scelta trasparente e ti mette in pari con la fattura. Il difetto è che abbatte la conversione proprio dove hai meno concorrenza, perché nelle isole minori sei spesso uno dei pochi che consegna davvero. Alzi una barriera nell’unico posto dove eri avvantaggiato.
Soglia più alta per la spedizione gratuita su quei CAP. Gratis sopra una soglia nel resto d’Italia, sopra una soglia più alta nelle isole minori. Sposta il problema sul carrello medio invece che sul prezzo percepito, e chi ordina da lì è spesso abituato. Se però non lo scrivi chiaro in pagina spedizioni e non lo ripeti nel carrello, generi mail di reclamo che ti costano più del supplemento.
Assorbimento totale. Stesso prezzo per tutti, il sovrapprezzo te lo tieni. È la più semplice da implementare e la più pulita da comunicare. Il difetto è ovvio. Ti costa, e smette di essere una scelta consapevole nel momento in cui non la misuri più: se assorbi, quella riga di fattura la guardi ogni mese, non ogni trimestre.
Con prodotti leggeri e margine decente, assorbi e usalo come argomento in home: “spediamo in tutta Italia, isole comprese, allo stesso prezzo” converte. Con marginalità sottile o colli pesanti, la soglia differenziata è il compromesso meno doloroso. Non chiudi la porta, la socchiudi.
Il tempo di consegna che prometti e quello che il traghetto consente
Nelle isole minori la consegna dipende dalle partenze delle navi e dal giorno della settimana, non dal servizio espresso che hai comprato. Puoi pagare la tariffa più veloce del listino. Se il collegamento per Lipari parte il martedì e il giovedì, arrivi il martedì o il giovedì.
Non è un problema di corriere, è geografia. Diventa un problema tuo solo se in scheda prodotto hai scritto “consegna in 24-48 ore” senza distinguo. In quel caso ogni ordine da un’isola minore apre un ticket, e il ticket ti costa tempo e reputazione più del ritardo in sé.
Scrivi il distinguo. Una riga in pagina spedizioni — Sicilia e Sardegna nei tempi standard del corriere, isole minori e località a viabilità limitata tempi più lunghi in funzione dei collegamenti — e la stessa riga nella mail di conferma ordine per quei CAP, perché la pagina spedizioni quasi nessuno la apre.
Conta anche da quale magazzino parte il pacco. Un collo che parte dal Centro-Sud verso Palermo fa una strada diversa da uno che parte dalla Lombardia, e la differenza si vede sia nel transito sia nel costo della tratta. Sul resto del ragionamento c’è un pezzo dedicato su come accorciare i tempi di consegna.
Quando il pacco non arriva: giacenza, secondo tentativo, rientro
Nelle zone difficili il costo del fallimento è molto più alto del costo della consegna. È questa la voce che ti rovina il mese, non il supplemento.
La sequenza è sempre la stessa. Primo tentativo, destinatario assente. Il collo torna in filiale, e la filiale può essere sull’isola maggiore o addirittura sulla terraferma. Il cliente dovrebbe andarlo a ritirare, e da un’isola minore non ci va. Parte un secondo tentativo, che su quelle tratte non è il giorno dopo. Se nessuno risponde il collo va in giacenza, la giacenza matura un costo giornaliero e poi scade. A quel punto rientra. Seconda tratta marittima, a tuo carico, per un pacco che non hai venduto.
Hai pagato l’andata, la giacenza e il ritorno su un ordine che non hai venduto. La difesa è banale e quasi nessuno la applica. Rendi obbligatorio il numero di telefono al checkout per quei CAP e controlla l’indirizzo prima di stampare l’etichetta, perché su frazioni e isole minori gli indirizzi incompleti sono frequenti. Una chiamata di preavviso costa meno di una tratta doppia. Vale la pena guardare da vicino cosa succede nell’ultimo miglio, e quando il collo rientra serve un modo per gestire il rientro della merce invece di lasciarlo fermo in un angolo del magazzino.
Perché con un corriere solo non hai leva
Se il tuo unico vettore considera disagiato un CAP e un altro no, stai finanziando un buco nella rete di quel corriere. Chi ha più vettori non negozia meglio la tariffa. Sceglie: per quella spedizione, verso quel CAP, con quel peso, prende la rete che lì il buco non ce l’ha.
È quello che facciamo con eLogy. La merce sta nei nostri magazzini, prelievo e imballo li fa il nostro personale, e si spedisce con decine di corrieri. Per ogni collo la piattaforma confronta destinazione, peso e servizio e decide con chi parte. Isole e zone disagiate sono coperte senza esclusioni. Gli hub da cui esce la merce stanno in Italia, in Spagna e in Ungheria, e il punto di partenza sul transito verso Sicilia e Sardegna pesa quanto il servizio che hai comprato. Ordini e giacenze si sincronizzano da soli con Shopify, WooCommerce, PrestaShop e Magento, i resi rientrano, vengono controllati e rimessi a stock con l’esito visibile a te: è la parte operativa del fulfillment e-commerce. Il meccanismo è lo stesso di far scegliere il corriere alla piattaforma, spedizione per spedizione, applicato al punto in cui i listini divergono di più.
Il contrassegno nelle isole continua a essere chiesto, e si può fare. Lo compensiamo noi, l’incasso arriva a te senza che debba inseguirlo.
Va detto anche cosa non risolve. Il supplemento non sparisce. La tratta marittima verso Lampedusa esiste e qualcuno la paga. Quello che cambia è chi la porta, a quanto, e quante volte ti capita di pagarla due volte perché il primo tentativo è andato male.
Le tre cose da fare domattina
Estrai i CAP delle zone difficili dagli ordini dell’ultimo trimestre e mettili accanto al margine di quegli ordini. In mezz’ora sai se il problema pesa sul trimestre oppure no, e se non pesa smetti di pensarci.
Poi prendi dieci CAP che ti capitano davvero, non Lampedusa se non ci hai mai spedito, e confronta l’elenco del tuo corriere con quello di un secondo vettore. Se su quei dieci trovi anche solo due divergenze, hai la misura di quanto ti costa avere una rete sola.
Infine decidi al checkout, entro questa settimana: fascia dedicata, soglia più alta o assorbimento. Se sbagli la scelta te ne accorgi dalla fattura del mese dopo e la cambi. Se non scegli, resti alle impostazioni di marzo, che è comunque una decisione, solo che non l’hai presa tu.
Escludere Sicilia, Sardegna e isole minori dalla vendita è quasi sempre la scelta peggiore. Lì l’e-commerce è spesso l’unico canale d’acquisto disponibile, e chi consegna si prende clienti che ricomprano.
Raccontaci cosa spedisci e dove: due o tre link dal tuo negozio bastano, i pesi li prendiamo noi.
Domande frequenti
Chi decide quali sono le zone disagiate in Italia?
Nessuna autorità pubblica. Lo decide ogni corriere in base a dove ha filiali, mezzi e volumi, e pubblica il proprio elenco di CAP. Per questo un comune può essere standard per un vettore e disagiato per un altro, e due preventivi sulla stessa consegna non coincidono.
Conviene far pagare il supplemento al cliente o assorbirlo?
Dipende dal peso del collo e dal margine per ordine. Con prodotti leggeri e margine decente conviene assorbire e dirlo in home, perché nelle isole minori sei spesso uno dei pochi che consegna. Con colli pesanti o marginalità sottile, una soglia di spedizione gratuita più alta su quei CAP è il compromesso meno doloroso.
Posso fare il contrassegno nelle isole?
Sì, il contrassegno si può fare e viene ancora chiesto. Con eLogy lo compensiamo noi: l’incasso arriva a te senza che tu debba inseguirlo.
Quanto mi costa un pacco non consegnato in un’isola minore?
Più della consegna stessa. Paghi l’andata, i giorni di giacenza in filiale e la seconda tratta marittima per il rientro, su un ordine che non hai venduto. Telefono obbligatorio al checkout per quei CAP e controllo dell’indirizzo prima di stampare l’etichetta sono le due difese che costano meno.
Che tempi devo scrivere in scheda prodotto per le isole minori?
Non i tempi del servizio espresso che hai comprato, perché lì la consegna segue le partenze delle navi. Scrivi che Sicilia e Sardegna viaggiano nei tempi standard del corriere e che per isole minori e località a viabilità limitata i tempi dipendono dai collegamenti. Ripeti la riga nella mail di conferma ordine per quei CAP.
Ha senso escludere certi CAP dalla vendita?
Quasi mai. Lì l’e-commerce è spesso l’unico canale d’acquisto e chi consegna si prende clienti che ricomprano. L’eccezione vera sono gli articoli ingombranti a basso margine: su quelli nessuna rete di corrieri rende conveniente una consegna marittima, e la scelta diventa a quali condizioni vendere.