Tumori rari, il racconto di Claudio che ha scoperto di avere un NEC gastrico

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Nel 2025 gli è stato diagnosticato un carcinoma neuroendocrino allo stomaco che, nei mesi successivi, lo ha portato a incontrare gli specialisti del CORE di Reggio-Emilia e dell’INT di Milano

“Inizialmente avevo qualche lieve disturbo digestivo, per cui il mio medico di base mi aveva prescritto un’ecografia completa all’addome, da cui però sulle prime non era emerso nulla di particolare”. È così che comincia il racconto di Claudio Pirola, mentre ripercorre l’intricata serie di visite e accertamenti che lo hanno portato a scoprire di avere un tumore al cardias, il tratto iniziale dello stomaco, oltre che di una patologia concomitante, ossia un trombo dell’aorta.

“Quello che mi ha spinto ad approfondire meglio sull’origine dei miei disturbi è stata soprattutto una perdita di peso che per me era davvero inusuale e inspiegabile”, prosegue. Claudio è stato poi sottoposto a diversi accertamenti gastroenterologici e a una laparoscopia, che ha permesso di identificare l’effettiva natura del tumore. Il risultato dell’esame istologico ha evidenziato una situazione ancora più complessa rispetto a quanto inizialmente ipotizzato, perché il tumore di Claudio è un carcinoma neuroendocrino (NEC) a piccole cellule, che al momento della diagnosi era già in fase avanzata. Si tratta di un tumore estremamente raro, su cui tra l’altro non è stato possibile intervenire chirurgicamente, racconta ancora Claudio. Anche perché, nel corso dei vari accertamenti, è emersa la presenza di una metastasi ai polmoni.

Nello specifico, per il NEC gastrico si stima un’incidenza di 0,11 casi ogni 100mila abitanti all’anno, per cui si tratta di una neoplasia eccezionalmente rara, per la quale tutt’oggi lo standard terapeutico è costituito dalla chemioterapia. In generale, i NEC fanno parte della più ampia famiglia delle neoplasie neuroendocrine (NEN), che possono manifestarsi con sintomi molto diversi a seconda della parte del corpo da cui hanno origine. Nel caso del NEC gastrico, i sintomi sono spesso aspecifici o possono coincidere con quelli relativi a patologie molto più comuni.

DAI PRIMI SEGNALI, ALLA DIAGNOSI, ALLA TERAPIA SPERIMENTALE

“Una volta identificata l’effettiva natura del tumore sono stato prontamente indirizzato presso il Centro Oncologico ed Ematologico (CORE) di Reggio-Emilia, dove mi hanno proposto una terapia costituita da quattro cicli di chemioterapia associata a immunoterapia, a cui ne sarebbero potuti seguire altri due”, spiega. “Dato che la cura era da effettuare ogni tre settimane e prevedeva un ricovero di tre giorni ogni volta, abbiamo convenuto con il primario del CORE, il dottor Carmine Pinto, che per me potesse essere più comodo seguire la mia terapia presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, vicino alla città in cui vivo”, prosegue.

La terapia sperimentale che Claudio sta attualmente seguendo è quella prevista dal protocollo dello studio clinico DURVASCC,  uno studio multicentrico di Fase II promosso dal Gruppo Oncologico Italiano di Ricerca Clinica (GOIRC), che prevede l’associazione in prima linea dell’anticorpo monoclonale durvalumab con chemioterapia a base di cisplatino o carboplatino ed etoposide. Lo studio è coordinato dall’AUSL di Reggio-Emilia e, oltre all’INT di Milano, vi partecipano molti altri centri italiani, fra cui l’ospedale di Careggi (Firenze), l’ospedale “Senatore Antonio Perrino” di Brindisi, l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, l’Istituto Europeo Oncologico di Milano, solo per nominarne alcuni.

UN RACCONTO IN DIVENIRE, LA GRATITUDINE DEL PRESENTE

Al momento non esistono risultati o statistiche per questo studio, che è ancora nella fase di arruolamento dei pazienti. La strategia terapeutica si basa sull’esperienza acquisita in passato per il trattamento di tumori con caratteristiche morfologiche simili, ossia i microcitomi polmonari. Per quanto riguarda i cosiddetti microcitomi extra-polmonari, come appunto il NEC gastrico, si tratta quindi di una strategia sperimentale che ancora non costituisce lo standard terapeutico.

“Terminato il quarto ciclo di chemioterapia associata a immunoterapia, i medici mi hanno chiesto se fossi disponibile a proseguire con i due cicli successivi, dato che il mio corpo sembrava rispondere bene. Trattandosi di una terapia sperimentale, la scelta finale era in capo a me e io ho deciso di accettare”, racconta ancora Claudio, che attualmente ha terminato anche gli ultimi due cicli e sta seguendo una terapia di mantenimento con il solo anticorpo monoclonale durvalumab.

“Dai vari esami e accertamenti a cui mi devo sottoporre regolarmente, è emerso innanzitutto che la metastasi ai polmoni sembra essere del tutto rientrata, e anche che il tumore allo stomaco si è ridotto”. Non si può comunque parlare di remissione, spiega, perché il carcinoma non è del tutto scomparso. “Quello che mi sento di dire, come considerazione generale, è che sono contento di essere stato prontamente indirizzato verso centri che dispongono di specialisti competenti e con una solida esperienza in questo tipo di neoplasie. Persone che, nella mia esperienza, hanno dimostrato una profonda sensibilità, oltre che una grande professionalità. E questo, per noi pazienti, credo che possa fare una grande differenza”.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Sara Carmignani)